I mezzi d’impugnazione del lodo arbitrale: l’opposizione di terzo

la disicplina dell'impugnazione per opposizione di terzo del lodo arbitrale

L’opposizione di terzo è un mezzo d’impugnazione offerto non alla parte ma ad un terzo e discende dalla circostanza che il lodo  comprime o sopprime il diritto di cui il terzo si afferma titolare.

Si pensi all’ipotesi di un terzo che vanti un diritto di locazione verso una delle parti arbitrali nei cui confronti viene emesso un lodo di condanna al rilascio dell’immobile in favore della controparte. In questa, come in altre ipotesi analoghe, il rimedio dell’opposizione consente al terzo di escludere l’efficacia del lodo nei suoi confronti.

I motivi per cui si può procedere ad impugnazione per opposizione di terzo sono elencati all’art. 404 c.p.c. il quale recita che “un terzo può fare opposizione contro la sentenza passata in giudicato o comunque esecutiva pronunciata tra altre persone quando pregiudica i suoi diritti. Gli aventi causa e i creditori di una delle parti possono fare opposizione alla sentenza, quando è l’effetto di dolo o collusione a loro danno“.

Sul piano operativo, a decidere sull’opposizione di terzo sarà chiamata la Corte d’appello del luogo dove ha sede l’arbitrato.

La legittimazione a proporre opposizione di terzo deve essere riconosciuta in capo a coloro i quali è stato pronunciato il lodo e si vedano spiegare gli effetti dello stesso, senza che abbiano potuto prendere parte al procedimento e che dunque vantino un diritto autonomo incompatibile con il rapporto giuridico accertato o costituito da un lodo arbitrale.

In tal senso, la qualità di terzo va intesa, oltre che in termini sostanziali, e cioè rispetto al rapporto giuridico controverso, in una prospettiva anzitutto processuale, come colui che non ha assunto la qualità di parte in senso formale nel giudizio pregresso. Per questa ragione è prevalente l’idea che l’opposizione di terzo competa anche al litisconsorte necessario pretermesso mentre  non compete agli arbitri verso la sentenza che ha pronunziato la nullità del lodo.

Al fine della proposizione di tale rimedio non è, comunque, necessario che il lodo venga depositato ex art. 825 c.p.c.

 

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